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domenica 6 febbraio 2022

GENTE NEL «VICOLO STRETTO»


(Vico Pachia)


di Luigi Murolo

No! Non è la terza casella del “Monopoli” dopo il “Via”. Molto più semplicemente, forse il vicolo più angusto oggi esistente in quel del Vasto (a spanne cm. 80 ca.). Fino al 1872 era denominato “Vico 2° S. Anna”. Da quella data in poi, “vico Pachia”, così come indicato nella toponomastica attuale.
Un titolo importante nell’attribuzione. Un riferimento esplicito alla «gens Paquia» del «municipium histoniensium», la cui testimonianza più rilevante è del sarcofago bisomo di fine I sec. a. C. dedicato a «Publius Paquius Scaeva». Qualcosa, insomma, che, nell’immaginario collettivo, potesse restituire il senso dei resti archeologici – soprattutto quattro iscrizioni funerarie di età romana – emersi dalle profondità nel corso del tempo: CIL IX, 2839, CIL IX, 2849, CIL IX, 2877, CIL IX, 2881.
Certamente importante l’idea toponomastica sottesa. Ma questa foto del 1938 rivela qualcosa di profondamente diverso. Lungo il breve percorso, tutti seduti dove selciato e scale ne trattengono i corpi. Nemmeno una sedia che indichi un’occupazione di suolo o, meglio, un insediamento nel luogo. Solo provvisorietà scandita dalle teste reclinate con gli occhi rivolti verso il basso, con il solo bimbo che muove la testolina alla sua destra. A ben vedere, c’è solo un volto crucciato che, dalla finestrella in alto sulla sinistra, osserva lo straniero con il misterioso oggetto tra le mani che si aggira nello spazio riservato ai residenti. Un volto davvero seccato dall’intrusione! Che strano, però! L’uomo che fa capolino non ha alcun rapporto con la stradella sottostante. Un rapporto – va detto – che, in qualche modo, si potrebbe intuire dai rudimentali montacarichi di canne che si intravedono in lontananza. E invece, no. Nulla di tutto questo. Anzi, quasi per una sorta di contrappasso, lì dove sono questi ultimi, non si trovano in alto soggetti sporti al davanzale. Nessuno, insomma, affacciato per sollevare i canestrelli e svuotarli all’interno della propria abitazione.
Uno scatto, nei fatti, coglie l’attimo fuggente di quella calda giornata di luglio. Che, a una certa ora del giorno, sintetizza lo status di una minuscola comunità che vive in un tempo sospeso. Non tedioso, ma neghittoso. Che l’osservatore vuole fissare in un’istantanea. Un antropologo? Uno psicologo? Oppure un fotografo che, nel luogo, vuole leggere l’umore dell’abitante? Chissà! Forse tutte queste cose messe insieme. Ma, di là da tutto, ciò che conta è la scena: un rituale meridiano dove si intrecciano – come dice Borges – «Non le strade veementi/ assillate da smanie e trambusto, / ma la dolce strada dei sobborghi/ trepida di penombra e crepuscolo». Ecco allora il senso di quella rappresentazione. Il corridoio di un esterno trasformato in interno in cui tutti tacciono. Dove ognuno è solo e non guarda l’altro. Dove si avverte lo sfiorire della comunità e la nascita di qualcosa di diverso: la «waste land» d’un paese chiamato «lu Huàśtǝ».

GENTE NEL «VICOLO STRETTO»


Pubblicato da Mercurio Saraceni

venerdì 28 gennaio 2022

… QUEL «VICO AURELIA» D’ALTRI TEMPI



di Luigi Murolo

(Vasto, vico Aurelia fine anni Trenta)

Fino al 1872 era denominato «Vico 3° S. Anna». Da quella data in poi, fino a oggi, «Vico Aurelia». Gli altri due, «Vico 1° S. Anna» e «Vico 2° S. Anna», sempre con gli stessi criteri, hanno assunto i toponimi, rispettivamente di «Vico de Santis» e «Vico Pachia». Dulcis in fundo, il «Largo S. Anna», avrebbe assunto il titolo di «Largo Lupacchino» e, in seguito, di «Largo Cellini». Una delimitazione toponomastica, insomma, che segnava i limiti insediativi della Cappella di S. Anna, gentilizia della famiglia Mattioli (nessuna relazione con il banchiere Raffaele Mattioli. Un quartiere “minore”, va detto, all’interno di quello maggiore di S. Maria in cui era compreso. Il mio vecchio amico Cicco Paolo Molino (alias “lo Scatenato”) – che ci ha lasciato qualche anno fa, ha tentato in tutti i modi di far tornare alla vita, un tempo animata nel modo in cui documenta la foto, non solo la “ruarèllǝ” in cui ha sempre vissuto, ma l’intera parte urbana. Con il suo “Circolo Castello” avrebbe voluto che i suoi concittadini prendessero consapevolezza del “Castellum Aymonis”, sito originario del Vasto altomedievale e snodo dello sviluppo successivo. Da tale punto di vista, penso che Paolo avrebbe avuto piacere nel vedere questa testimonianza iconografica degli anni Trenta. 
Cosi come penso ce l’abbia l’altro amico Piero Camperchioli (detto “Furia”), qui tuttora abitante, nella cui dimora sono celati i resti della nascosta cappella dimenticata, dove, in quelle ‘profondità’, da giovane, ospitava le sessioni preparatorie di «Haborym», il gruppo rock che, negli anni Settanta, civettava con le riproposizioni degli Stones. Incredibile a dirsi! “Lo Scatenato” e “La Furia” erano la tempesta e l'impeto (ah! Il caro e vecchio “Sturm und Drang” romantico) che animavano un luogo, oggi, divenuto silenzio. Sì. Proprio lì. Dove l’anziana signora indifferente (segnavia dei bimbi seduti, delle comari e del vecchio, realmente curiosi, che scrutavano lo strano individuo con l’ancor più misterioso apparecchio che li osservava), mostrava un solo aspetto: quello del proprio straniamento di fronte alla modernità incombente. Quasi a dire all’intruso: sono qui, nello spazio della vita, compreso tra il selciato in basso e il cielo dei panni stesi, a testimoniare la meraviglia di un mondo fatto di quelle piccole cose di cui il vicolo ne costituisce la rappresentazione.
Mi piacerebbe titolare questa foto «Genius loci», lo «spirito del luogo». Che è poi, l’occhio dell’anima con cui un giovane-vecchio come me (mi si perdoni l’ossimoro) continua ancora a percorrere i «cammini abituali» della sua infanzia dorata.

… QUEL «VICO AURELIA» D’ALTRI TEMPI





Pubblicato da Mercurio Saraceni

domenica 12 dicembre 2021

VASTO: PER UN CONCERTO «IN DIEBUS NATALIS»


(Inizio del Concerto "In Diebus Natalis" - Il Coro - Foto: Mercurio Saraceni)

VASTO: PER UN CONCERTO «IN DIEBUS NATALIS»

di Luigi Murolo

Magico il numero sette. Magico come le sette note. E perché no, magico come le sette caròle che il Coro del Liceo Musicale di Vasto ha presentato in città per la Terza edizione 2021 di «In diebus Natalis». Un’occasione importante che nasce dalla collaborazione tra Liceo e Pro Loco di Vasto. Che tende a documentare il modo e il come un’istituzione pubblica riesce a produrre in proprio musica di alta professionalità grazie all’apporto di docenti all’altezza del proprio compito. Nei fatti, un conservatorio di primo livello ancora poco conosciuto che consente ai giovani di rompere con la pesante ignoranza musicale di cui è portatrice la nostra contemporaneità. Che oltre alla formazione teorica e compositiva, apre alla professionalità della pratica strumentistica.

(Chiesa di Santa Maria Maggiore - Vasto. Foto: Luigi Di Tullio)

Concerto? Sì. A partire da ciò che etimologicamente significa: “accordo di voci”. Con la lezione del direttore d’orchestra, Tania Buccini, che inizia con la disposizione dei giovani cantori. Cosa estremamente importante: i 98 elementi si esibiscono di fronte al pubblico come in una prova. Con lo stesso pubblico che capisce il tema di fondo dell’interpretazione. Vale a dire, educare gli astanti all’ascolto ragionato.

(Maestro del Coro: Tania Buccini. Foto: Luigi Di Tullio)
Oltre a essere soprano in attività professionale, Tania Buccini ha il senso pregnante della didattica musicale. Non si limita all’enunciazione del titolo del brano. Ma costruisce il “pathos” nella platea disvelando il solo dicibile dell’opera, lasciando agli intervenuti il gusto di scoprirne l’indicibile. Con un uso calibrato del linguaggio desueto. “Caròla”, ad esempio. Parola inaspettata in questa sede che, nel contesto discorsivo, dilata foneticamente la sua valenza prosodica. Utilizzata opportunamente prima dell’esecuzione, offre il destro “A la nanita nana” per rendere più marcata l’allitterazione del titolo. Allitterazione che, nella introduzione con voce flautante della giovane Adriana Orefice, torna a essere davvero “caròla”, nel suo valore etimologico di “khorós” ‘coro’ e “auléō” ‘suono il flauto’.
Che dire poi dell’ “Alleluja” di Gordon Young reso ancor più interessane dalle giovani voci che danno il tono fanciullesco alla coralità sacra dell’autore giocata sulla semplicità, sulla ripetizione della melodia e del testo e sulla brevità del pezzo.

(Chiesa di Santa Maria Maggiore - Vasto- Foto: Mercurio Saraceni)
Poi, l’anonimo “Oh, guardate” della tradizione presepiale napoletana che ha, nella celeberrima “Cantata dei pastori” di Andrea Perrucci, il suo prototipo testuale e musicale. E che il titolo originale dell’opera perrucciana “Il Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato” sembra essere sintesi dell’anonima sestina eseguita dal Liceo Musicale che riporto qui di seguito:

«Oh guardate begli angeli santi, voi che sopra Betlemme volate
come dorme il divin bambinello, aure a lui sussurrando inneggiate.
Zitti, zitti non lo destate, dorme in pace il mio bambin.
Oh guardate begli angeli santi, voi che sotto le palme volate
egli è là tra i disagi e gli stenti, a scaldarlo a cullarlo deh andate.
Zitti, zitti non lo destate, dorme in pace il mio bambin».

E arriviamo al “Dona Nobis pacem” di Mozart. Che, intonato il 10 dicembre, mi ha fatto tornare in mente un episodio della vita (anzi, della morte) del sommo Amadeus (impressione comunicata la sera stessa al pianista Alberto Ortolano). Vale a dire, la ricorrenza del giorno in cui J. E. Schikaneder, storicamente esegue per la prima volta, il “Requiem” del salisburghese cinque giorni dopo la sua morte: il 5 dicembre 1791. Sono rimasto profondamento colpito da questa coincidenza. Devo onestamente dire che, tutto preso da tale circostanza, ho perso di vista l’esecuzione del canone.
Meno male che il “Buonanotte mio ben” di Johannes Brahms mi ha ricondotto alla realtà della serata. Di grande interesse la “cantillatio” salmodiante del brano che ha saputo restituire gli echi dei canti liturgici del monachesimo occidentale.

(Momenti del concerto. La chiesa di Santa Maria Maggiore vista dal Coro.
Foto: Mercurio Saraceni)

E il “Cantate Domino”? Per la verità non conoscevo questo pezzo. E nemmeno l’autore. O meglio, non sapevo che il Karl Jenkins di questo pezzo fosse lo stesso Karl Jenkins dei “Soft machine”. Non ho saputo cogliere gli effetti “New age” del progetto “Adiemus” dell’autore. Ma i giovani coristi hanno saputo dare ritmo sostenuto al brano – guidato dalle concas – proponendo una cadenza innovativa nelle sonorità delle caròle natalizie. Almeno in questo caso, lasciare intendere la restituzione delle cadenze nella rilettura della musica antica.
Infine il finale scoppiettante del “Christmas festival” di Leroy Anderson. Un conclusionale liberatorio che ha ricondotto il tutto alla tradizione delle festività natalizie.
Insomma, un programma di una ricca varietà musicale che Tania Buccini, ha predisposto per i propri cantori. Che ne ha messo a dura difficoltà la preparazione. Ma che ne ha esaltato l’esito finale. L’accompagnamento di Alberto Ortolano e Samantha Prencipi, docenti del Liceo, hanno reso in qualche modo “mista” la performance del coro. Ma certamente entusiasmante il ritmo delle concas nel brano di Jenkins.
Che dire. Una bella “cosa”. Anzi, preziosa! Che deve trovare ancor più inserimento nella vita della città! Del resto, il Liceo Musicale di Vasto è l’unica istituzione pubblica cittadina in grado di presentare spettacoli di produzione propria. Docenti e discenti in un lavoro comune che restituisce voce a ciò che era scolpito sul proscenio di un vecchio teatro della città: «Delectando docet». Ma un «Delectando docet» che apre alla professione. Dunque, a qualcosa che per molti non è ancora sufficientemente chiara. Il Liceo Musicale di Silvana Marcucci è una realtà solida che Maria Grazia Angelini guida oggi con accortezza. Bene! Molto bene! Un Liceo che ha al suo fondamento le donne. Meno Male! Gli uomini sarebbero stati un disastro!

(Momento finale del concerto. Da sinistra a destra: Samantha Prencipi, Alberto Ortolano, Mercurio Saraceni, Maria Grazia Angelini, Luigi Murolo e Tania Buccini.
Foto: Luigi Di Tullio)

IL PROGRAMMA

- Anonimo: A LA NANITA NANA
(solista Adriana Orefice)
- G. Young: ALLELUJA
- Anonimo: OH! GUARDATE
- W.A. Mozart: DONA NOBIS PACEM
(solisti: Adriana Orefice- Mariachiara Iammarino - Chiara Antenucci - Giulio Fornaro - Stefano Palma - Tiziano Carlucci - Giorgio Monaco - Johnathan Gangi - Lorenzo Di Francesco)
- J. Brahms: BUONANOTTE MIO BEN
- K. Jenkins: CANTATE DOMINO
(solisti Adriana Orefice - Sofia della Gatta - Sara Ceci - Erika Appezzato)
- L. Anderson: CHRISTMAS FESTIVAL

Direttore del coro
Tania Buccini
Pianoforte
Alberto Ortolano
Percussioni
Samantha Prencipi






Vasto, 10 dicembre 2021 – Chiesa di S. Maria Maggiore

mercoledì 8 dicembre 2021

PALIZZI. UNA PICCOLA QUESTIONE DI ANAGRAFE STORICA

 




PALIZZI. UNA PICCOLA QUESTIONE DI ANAGRAFE STORICA


di Luigi Murolo

La documentazione storica degli atti dello Stato Civile del Regno di Napoli prima (1809-1815), poi del Regno delle Due Sicilie (1816-1860), del primo Regno d’Italia (con capitale Torino [1861- 2 febbraio 1865], e Firenze (solo per la parte dell’anno 1865, 3 febbraio-31 dicembre) riservano sempre molte sorprese. Soprattutto nella registrazione dei cognomi. In taluni casi torna utile confrontare anche gli atti di Battesimo per avere conferme. Gli atti del Comune di Vasto non sfuggono a tali imprevisti. In alcune scritture la responsabilità è da attribuire allo scrivano addetto a questo compito. In altre perché è il soggetto stesso portatore a alterare la vocale nei rapporti pubblici o di lavoro senza richiedere modifiche alla Corte d’Appello. Il cognome vastese Palizzi, ad esempio, rientra in quest’ultimo ambito.


I sette figli di Antonio e Doralice del Greco nati a Vasto (con l’ottava e nono figlio, con i primi due in ordine cronologico, che nascono a Lanciano) modificano la vocale finale – a – registrata negli atti ufficiali dell’Anagrafe. Ivi compreso Antonio sull’iscrizione cimiteriale.

Ricapitoliamo. I figli di Antonio sono tutti registrati come Palizza negli atti di nascita di Vasto (gli stessi Maria Filippa e Giuseppe in quelli di Lanciano). L’elenco è il seguente:

Maria Filippa (Lanciano, 10 agosto 1810)

Giuseppe (Lanciano, 12 marzo 1812))

Michelangelo (2 marzo 1814)

Felicia (12 febbraio 1816)

Filippo (16 giugno 1818)

Nicola (21 febbraio 1820)

Camillo (23 maggio 1822)

Francescopaolo (17 aprile 1825)

Luisa (19 settembre 1827) 
 
(Atto di morte di Antonio Palizza - 7 dicembre 1857)

Lo stesso Antonio, genitore, nell’atto di morte (7 dicembre 1857) è registrato come “Palizza”. A titolo esemplificativo pubblico l’atto di nascita di Filippo. Al numero d’ordine 67 del registro dell’anno 1818 si legge testualmente: Filippo, Camillo, Stanislao.
 
(Atto di nascita di Filippo Palizzi)

Nell’atto di battesimo redatto in latino dall’arciprete Raffaele Roberti alla carta 329 n. 6 si legge che da Antonio Palizza e da Doralice Del Greco è nato un figlio chiamato Filippo, Camillo, Stanislao (viene aggiunto anche Nicola). 
 
(Atto di battesimo di Filippo redatto in latino  dall'arciprete Raffaele Roberti)

Antonio è sempre denominato Palizza. Anche nel suo anno di morte.

Ignoro le ragioni che hanno indotto i Palizzi trapiantati e nati a Vasto procedere nella lieve modificazione vocalica negli atti pubblici (non ufficiali). Posso solo ipotizzare – ripeto è solo un’ipotesi – per differenziarsi dal cognome di Lanciano, città da cui proviene Antonio.

Pubblico gli atti di nascita e di battesimo di Filippo e quello di morte di Antonio.
 
 
Pubblicato da Mercurio Saraceni

 

 

lunedì 6 dicembre 2021

LA TESSITRICE CIECA O DELL’ ABITARE

(Foto Nicola Anelli: La tessitrice)

LA TESSITRICE CIECA O DELL’ ABITARE

di Luigi Murolo

Un manifesto. Il semplice manifesto della “Pro Loco "Città del Vasto" su di un concerto annunciato per il Natale. Una fotografia “d’antan” che riconduce il viaggiatore dei cammini abituali sul percorso di una città, divenuto irriconoscibile per i contemporanei. Un Vasto (ricordo sempre che il nome è maschile) di cui abbiamo smarrito lo spirito del luogo. Per l’occasione, ho ritenuto d'obbligo un breve commento all’immagine che accompagna il messaggio dell’accademia corale del Liceo Musicale di Vasto.
(Manifesto concerto - Composizione Grafica "ArtWork")
Fotografia notissima quella che ripubblico in questa sede. Nessuna novità sul piano iconografico. Ciò che cambia, forse, è l’intensa tonalità seppia che, in qualche modo, rompe con il pallore della stampa monocromatica (b/n) cui siamo abituati. Per la verità, la sua pubblicazione nel 1929 sul volume in-folio di Luigi Anelli (“Histonium e il Vasto attraverso i secoli”) tendeva già verso la trasparenza calda del bruno-nero. Ma la copia che ho fotografato aveva, probabilmente, già assorbito l’alterazione cromatica della patina del tempo. Non conoscendo la lastra originale – dovuta quasi sicuramente allo scatto esperto di Nicola Anelli (1870-1938) databile grosso modo agli anni Venti dello scorso secolo (le foto pubblicate nel libro in questione risalgono tutte al quel periodo) – è impossibile formulare qualsiasi ipotesi. In ogni caso, di là dai caratteri tecnici (cui mi guardo bene dal parlarne), il mio interesse è solo iconografico.
Il luogo di cui si sta parlando è l’accesso ovest della via denominata a metà Ottocento “Strada Stanziani” che immetteva sulla piazza in quel periodo appellata “Largo delle Erbe” (oppure “piazza del Pesce”). Dalla grande riforma toponomastica del 1872 in poi hanno assunto le nuove denominazioni di “via del Buonconsiglio”, l’una; di “piazza Caprioli”, l’altra. Le stesse che incontriamo oggi. Il selciato con i ricorsi centrali in pietra lavica – con l’intero impianto stradale del centro storico realizzato nel 1887 – rendeva il percorso carrozzabile. Lo scenario raffigurato nella foto si colloca, nel quarantennio compreso tra il 1887 e il 1929. Il “clic” che immortala il fondale profila un quadro urbano temporalmente ben definito anche se, come già detto, lo scatto è riconducibile agli anni Venti del Novecento. Ora, di là dalla datazione, va ricordato che non sono le “cose” che connotano il “genius loci” di questa rappresentazione. Ma la donna al telaio collocato in un’area pubblica e l’uomo seduto ai piedi della scala esterna. Con un significato evidente. Lo spazio della vita non è riconducibile alla sola stanzetta in alto raggiungibile attraverso una sorta di profferlo con il ballatoio che congrega due ingressi. Non solo uno stambugio al “chiuso”, insomma. Ma lo stesso “aperto”. Dove “chiuso” e “aperto” offrono all’occhio attento dell’osservatore il senso stesso dell’“ex-sistere” o, se si vuole, dell’“abitare”.
La minuscola casa con l’uscio sotto la linea di colmo è un corpo aggiunto a Palazzo Meninni (part. 902, del catasto 1870). Si adeguava lungo il paramento murario nord dell’antico Convento degli Agostiniani trasformato in luogo abitativo, devastato da un violento incendio che, il 21 novembre 1870, aveva cagionato la morte di cinque membri della famiglia Ialacci. Nel censimento del 1901, al n.1 di via Buonconsiglio, viveva in affitto la famiglia Ciampagna. Uno dei cui membri (sarti) sposa Rosa Giosa, la protagonista assoluta dell’inquadratura fotografica. L’amico Francesco Feola, autore del libro “Paranze” (l’unico e fondamentale libro sulla marineria vastese interamente costruito sulla storia orale), mi ha riferito che la vecchia signora lì per sempre fissata dallo scatto era la sua bisnonna. Che aveva una pesante menomazione fisica: la cecità. E per quanto mi riguarda, una tessitrice cieca era l’ultima delle possibilità che avrei potuto ipotizzare!
Del resto, l’immagina parla da sé! Il volto della vecchia signora proteso in avanti non ammette equivoci! Si ha l’impressione che gli occhi guardino il fotografo avendo il telaio bloccato. E invece no! Gli occhi perduti nel buio non incidono affatto sul lavoro artigianale. Il lavoro delle mani e dei piedi sul pedale intrecciano ordito e trama senza il bisogno della vista. Le articolazioni viaggiano da sole: a guidarle è l’esperienza di vita. La tessitrice “abita” la macchina lignea. Ma come? In che senso l’avrebbe “abitata”. In modo molto semplice; secondo l’etimologia del verbo. Dimenticavo. “Abitare” altro non è che “habitare”, il frequentativo medievale del latino classico “habēre” con valore semantico proprio di “avere”. La signora Rosa “aveva”, “possedeva” la tecnica della tessitura. Non aveva bisogno della vista. Le era sufficiente la mente capace di orientare la movimentazione degli arti superiori e inferiori.
Magnifica Rosa Giosa! Abitava la macchina allo stesso modo in cui abitava il “chiuso” e l’“aperto”. In un solo atto congregava in se stessa lo spazio della vita. Anzi, era la vita nella sua forma più alta. Del resto, l’omino accovacciato sulla scala (un parente? Un amico?) disvela lo “star fuori dalla vita”; lo stare in un angolo. L’assenza dal mondo. Lo scatto profila in modo esemplare la dialettica dei paradossi. La cieca (il femminile) afferma il primato dell’essere; il sano (il maschile) lo nega.
Mi tornano in mente alcune parole di Martin Heidegger scovate in un saggio dal titolo “Costruire, abitare, pensare” che non posso sottacere. Il verbo essere, il costruire, l’abitare declinati nel suo tedesco rammentano a tutti noi quanto segue:
«Che cosa significa allora “Ich bin” (Io sono)? Il vecchio termine “bauen” (costruire), cui appartiene “bin” è così declinato: “ich bin, du bist” e significa: io abito, tu abiti. Il modo in cui tu sei e in cui io sono, la maniera in cui tu sei, e in cui io sono, la maniera in cui gli esseri umani “sono” sulla terra, questo è il “buan”, l’abitare».
Ecco! Mi premeva dire solo questo. E l’antica tessitrice cieca, la sconosciutissima Rosa Giosa rimasta nel tesoro memoriale di un suo discendente, ha avuto la straordinaria forza di confermarlo.
 
 
Pubblicato da Mercurio Saraceni

giovedì 2 dicembre 2021

Natale 2021. Le iniziative della Pro Loco "Città del Vasto" APS

 

Natale 2021. Le iniziative della Pro Loco "Città del Vasto" APS

Anche in questo Natale 2021 la Pro Loco “Città del Vasto” APS sarà presente con eventi e iniziative natalizie. Ben quattro sono le proposte della locale Associazione di promozione turistica e culturale.  Giunta alla Quarta edizione, dopo i lusinghieri riscontri degli anni scorsi, le iniziative si svilupperanno sempre con lo spirito che ha contraddistinto la Pro Loco “Città del Vasto” APS e cioè con il coinvolgimento di altre associazioni culturali, sportive e di volontariato cittadine. In collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale “Collegio Istonio” e con i patrocini del Consiglio Regionale Abruzzo e del Comune di Vasto si svolgerà la Quarta edizione 2021 del Concorso/Mostra Presepiale “Vasto nel Presepe – La Natività declinata al Vastese”. Il concorso artistico, gratuito e con partecipazione aperta a tutti senza limiti di età, prevede 4 sezioni specifiche: A) negozi con allestimenti dei presepi nelle vetrine; B) scuole, associazioni e gruppi; C) famiglie e/o singoli; D) chiese e parrocchie con presepi allestiti nelle chiese.

I lavori realizzati dai concorrenti delle sezioni “B” e “C” saranno al centro di una Mostra che sarà proposta durante il periodo delle feste natalizie dal 19 dicembre al 6 gennaio 2022 presso i locali della Curia Vescovile in Via Vescovado nel centro storico di Vasto. Quello che in questo Concorso si chiede, è la realizzazione di un manufatto che rappresenti la tradizione del presepe sposata però con uno o più elementi che portino la Città di Vasto all’interno dell’opera artistica. Una tradizione, un monumento, un’opera architettonica, un prodotto enogastronomico, il mare o la spiaggia, un personaggio illustre, un mestiere o qualsiasi aspetto o elemento legato a Vasto ed alla “vastesità”, scatenando la creatività nella realizzazione. Libera scelta per l’uso dei materiali da usare e della struttura compositiva. I presepi potranno essere realizzati con qualsiasi tecnica e materiale, in forme classiche, moderne, anche... astratte, purché sia sempre centrale la rappresentazione della Natività ed il suo senso religioso. (Si possono richiedere Regolamento e Scheda di partecipazione ai contatti sotto riportati).

La seconda iniziativa, dedicata principalmente ai bambini ed anch’essa giunta alla sua quarta edizione dal titolo “Dona un giocattolo ed accendi un sorriso”, lo scorso anno ha registrato un successo inaspettato. Infatti, sono stati raccolti più di tremila giocattoli distribuiti tutti dalla Caritas. Anche in questo caso, in collaborazione con l’Associazione di volontariato “Ricoclaun”, l’APS “Collegio Istonio”, la Polisportiva Hermes, l’ASD Tennis Tavolo Vasto e l’Associazione “Nova” di Vasto, si darà vita ad una raccolta di giocattoli che verranno donati ai bambini meno fortunati e distribuiti presso le case-famiglia, le associazioni di volontariato e la Caritas del territorio. Una iniziativa meritoria a cui ha ritenuto di dare il suo appoggio e la sua preziosa collaborazione anche la Pro Loco di Pollutri. I giocattoli potranno essere consegnati dal 18 dicembre al 6 gennaio 2022, sempre presso la Curia Vescovile in Via Vescovado, tutti i giorni dalle ore 17 alle 20. Si ricorda, che i giocattoli possono essere nuovi e/o usati purché, quelli usati, siano funzionanti ed in buone condizioni e, causa COVID, sanificati e sigillati.

In questo Natale 2021, non poteva assolutamente mancare il consueto Concerto di Natale di Canto corale “In Diebus Natalis”. Venuto meno lo scorso anno in presenza, purtroppo sempre a causa delle restrizioni da Covid, quest’anno sarà nuovamente proposto sempre in collaborazione con il Liceo Musicale “R. Mattioli” di Vasto e sarà dedicato alla compianta Silvana Marcucci, ex dirigente scolastico, anima ispiratrice del Liceo Musicale, componente del Direttivo e Responsabile del Settore Scuola della Pro Loco "Città del Vasto". Quella tra il Liceo Musicale e la Pro Loco di Vasto è una collaborazione ormai consolidata e che si svilupperà ulteriormente anche nel corso del nuovo anno con altri importanti appuntamenti. Questo Concerto di Natale, vedrà la partecipazione di un folto gruppo (circa cento) di studenti coristi del Liceo Musicale diretti magistralmente dal Maestro del Coro Tania Buccini e dai loro insegnanti. Il Concerto si terrà venerdì 10 dicembre, presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore alle ore 19:15. 

Per tutte le iniziative su indicate, saranno rigorosamente rispettate le normative anti-Covid in vigore.  

Ultima iniziativa, ma non meno importante, è stata la realizzazione del Calendario 2022. Prendendo spunto dalle celebrazione del 50° anniversario della morte e del 130° anniversario della nascita dell’artista vastese Carlo d’Aloisio da Vasto (organizzate in collaborazione con l’Associazione Culturale “Archivio del Maestro Carlo d’Aloisio da Vasto”, il Comitato “Premio Vasto”, con l’alto Patrocinio del Presidente della Regione Abruzzo e con il patrocinio del Comune di Vasto), la Pro Loco “Città del Vasto” ha inteso dedicare un raffinato calendario alla poliedrica ed importante figura dell’artista e maestro vastese. Il calendario, già presentato al Convegno tenuto presso l’ITSET “Filippo Palizzi” di Vasto il 20 novembre e, il giorno successivo, alla Celebrazione del 50° della morte dell’artista presso la Sala della Pinacoteca di Palazzo d’Avalos, sta già registrando un inatteso riscontro anche oltre i confini abruzzesi.

(Calendario 2022 dedicato all'artista e maestro vastese Carlo D'Aloisio da Vasto)

Un impegno sicuramente notevole, non solo da parte dei volontari della Pro Loco “Città del Vasto”, ma anche delle realtà associative del territorio che hanno deciso di dare il loro apporto ed a cui va il doveroso ringraziamento per la fattiva collaborazione.

Per ulteriori informazioni: cell.: 348.3939050; e-mail: prolocovasto@gmail.com

 

Pro Loco “Città del Vasto” APS


Pubblicato da Mercurio Saraceni

Conferenza all’Università “D’Annunzio” di Chieti su “Carlo d’Aloisio da Vasto, Artista e Promotore di Arte e Cultura”

  Conferenza all’Università “D’Annunzio” di Chieti su “Carlo d’Aloisio da Vasto, Artista e Promotore di Arte e Cultura” Nel 130° della nasci...